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Quanto costano le nostre scelte?

Passiamo la vita a fare scelte e a prendere decisioni, importanti e non tanto. Poi un giorno decidi di fare il freelance e il numero di scelte raddoppia. Negli ultimi anni ho dovuto prendere tante decisioni importanti, le scelte costano, alcune soldi, tempo o clienti, per esempio.

Le scelte di business che costano soldi

Tempo fa, Sandra, la mia collega, ed io, dopo anni di lavoro progettando e producendo sistemi di segnali per edifici corporativi, abbiamo deciso che non lo avremmo più fatto se non era incluso il design dei sistemi completi: icone, segnali, lo studio dei percorsi, ecc. perché col tempo i clienti avevano cominciato a richiederci solo la produzione o costruzione dei segnali e il montaggio, consegnandoci design fatti da loro -a volte in Power Point!, perché era chiaramente più economico. Questo non rientrava nel nostro obiettivo: fare design.

Avendo fatto questa scelta, dire NO ai progetti di sola produzione, abbiamo perso clienti e anche le entrate si sono ridotte di molto, incidendo fortemente sulla nostra economia, e alla fine questa scelta che ci è costata soldi, ci ha fatto realizzare il nostro obiettivo: essere considerate designer e non costruttori di segnali.

Le scelte di qualità che costano tempo

Negli ultimi anni, uno dei lavori che più mi sono stati richiesti è la creazione di immagini coordinate e analisi di un marchio per restyling. Se controllate il mio portfolio di lavoro, non produco più di un progetto al mese di questo tipo perché non è un lavoro semplice e ci vuole tanta pazienza, molto lavoro sui dettagli, e ormai “non lo posso fare male”. Mi sono resa conto che, in questi anni (non vi faccio neanche i conti, che poi capirete quanti anni ho!) l’occhio si è allenato molto e quindi i dettagli di forma non mi sfuggono facilmente: un colore leggermente diverso o gli spazi fra i caratteri, la lettura ottima di un font o lo spessore ottico di una linea in mezzo ad altre, sono cose che non posso più ignorare perché le vedo subito. Questo si traduce in tempo e di conseguenza in consegne più lunghe e in prezzi più alti.

Ho anche capito che creando il progetto nei tempi giusti, il cliente vive il processo con calma, ragionando le proprie decisioni, magari facendo test online e chiedendo qualche opinione, che senza esagerare, ci permette di avere dei banali feedback esterni e ci aiuta ad avere un risultato finale migliore.

Ovviamente anche questa scelta ha avuto il suo effetto, non tanto economico ma di target: chi vuole un lavoro veloce non lavora con me, chi lo vuole economico neanche.

Le scelte di stile che definiscono la tua personalità

Il vantaggio di essere nata come creativa prima dello sviluppo dei programmi per graphic design su computer e di essere cresciuta professionalmente mentre nascevano le nuove tecnologie, mi ha permesso di vedere il processo creativo in un modo diverso da chi è nato dopo il lancio della prima apple Macintosh destinata al design. Tante volte le risorse tecnologiche o elettroniche non soddisfano la mia creatività e devo mettere mano all’acquarello o creare un timbro a partire da una patata per dare la texture che voglio o creare un font personalizzato perché il concetto lo richiede. Ne deriva un alto livello di personalizzazione per ogni progetto e io ho scelto di avvantaggiarmi di questa capacità per fare un lavoro migliore. Il mio lavoro ha sicuramente una personalità propria, perché credo che i miei progetti siano caratterizzati da un’analisi precisa dei dettagli e la personalizzazione è diventata l’impronta stessa del mio lavoro.

Scegliendo questo metodo, ho guadagnato originalità e ho definito il mio cliente ideale.

Le scelte etiche che ti costano alcuni clienti

E parlando di segni particolari, un altro elemento che ultimamente sta segnando il mio lavoro, soprattutto l’analisi o lo sviluppo di un marchio, è che un logo da solo non serve a niente. Per come la vedo io, ci sono immagini coordinate senza logo che funzionano benissimo se sono coerenti; al contrario un logo, per essere funzionale ed efficace, avrà bisogno di supporto visivo, di comunicazione e di branding: nella mia convinzione, un logo non dovrebbe andare solo nel mondo, “sarebbe come lasciare in autostrada una macchina senza gomme”. Durante il processo creativo, durante il suo viaggio nel mondo, il logo potrebbe avere bisogno di modifiche oppure prevedere varianti che magari non avevi neanche immaginato prima di provare a metterlo su un biglietto da visita o in un video. Devi testarlo con altri elementi per sapere se va bene con il concetto di base, ma anche con tutto il suo ambiente visivo e funzionale.

Gli esperti “UI e UIX” dicono “la coerenza aiuta a migliorare l’esperienza dell’utente, eliminando elementi non necessari, che creano più confusione invece di aiutare l’apprendimento” e questo lo credo anche nelle immagini coordinate, senza essere noiosi, la coerenza alla fine dà un suo frutto.

Penso che sia etico da parte mia, dare ai clienti tutti gli strumenti per andare avanti “da soli” con le loro immagini coordinate e non lasciarli nel mondo con un logo senza sapere che cosa farsene,  perché purtroppo spesso si finisce per distruggere il propio logo a colpi di tentativi creativi.

Con questa scelta, “ho scelto” i clienti che vogliono un lavoro integrale e ho dovuto lasciare indietro quelli che non hanno bisogno di me.

 

Le scelte che stabiliscono un limite e costano poco

Una opinione non basta

Non sono per me le piccole consulenze, dare un’opinione senza approfondire non avrà mai un buon risultato, magari è un mio limite ma non mi sento sicura, potrei dire come vedo le cose dalla mia prospettiva, suggerire una strada da prendere, ma non potrei mai fare una vera consulenza in poco tempo, un’oretta non è niente per dare una soluzione affidabile né per avere il quadro completo. Diciamo che questo si applica anche ai preventivi, non sono capace di fare preventivi “al volo” per la stessa ragione, se non ho un quadro abbastanza completo non posso identificare il problema e di conseguenza non posso quantificare una soluzione.

Con questa scelta ho perso delle opportunità nate “al volo” perché chi cerca un aiuto immediato da me non l’ottiene facilmente e va da chi lo fa, ma non posso neanche offrire un servizio di cui non mi sento sicura.

Le scelte involontarie che costano il fallimento, ogni tanto.

Io ho sempre lavorato come graphic designer, per fortuna non ho mai fatto un mestiere diverso dal 1993 perché mi piace, questo per dire che non mi annoia il mio lavoro. Ho analizzato la cosa e so che devo cambiare il tipo di progetti sui cui lavoro, per evitare che arrivi il momento di perdere l’interesse.

Ho esperienza in design dei segnali, come accennavo prima, in editorial design che è una passione per me, in immagine coordinata… mi piace molto e per fortuna sono brava a farlo. Ho una specializzazione in advertising, collaboro su progetti web e illustrazione digitale e non solo, e nel corso della mia vita lavorativa ho fatto anche progetti d’animazione 2D, edizione video e audio, ho lavorato in tipografia, ho stampato in serigrafia e sono entrata in tante altre aree del graphic design che non ricordo più.

Se metto tutto nello stesso paragrafo potrebbe sembrare strano in un mondo dove tutti si specializzano in qualcosa, ma è più forte di me, se io non facessi così, il mio spirito creativo sarebbe spento. Per fortuna ho trovato un paio di settimane fa, questo meraviglioso video dove  Milton Glaser parla della paura del fallimento, di come scegliamo la cosa in cui siamo più bravi per farla bene e non fallire, poi diventiamo esperti e facciamo sempre la stessa cosa fino a perdere l’interesse. Secondo lui (e ci credo anch’io) fallire e riprovare, imparare dagli errori, aiuta allo sviluppo e a migliorare nel proprio lavoro.

In questo caso non si è trattato di un atto volontario, ma dopo aver compreso l’importanza di cambiare, ho scelto la mia strada: la mia specializzazione sarebbe stata creare concetti nuovi, alternativi e fuori dal comune, per poi applicarli in ogni tecnica e area che ritenga migliore o necessaria per un progetto, anche se non la conosco a fondo. Fallirò e riproverò, come ho fatto tante volte fino ad oggi ottenendo ogni volta un risultato migliore.

Le scelte costano e valgono la pena

Non tutto quello che penso si trova nei libri né l’ho imparato a scuola, ogni tanto mi sento in grado di generare le mie proprie regole creative e lavorative, essendo queste il tipo di scelte che valgono la pena, perché da una parte mi danno una personalità professionale e un modo di lavorare più preciso e coerente con me, e sono anche di quelle scelte che mi permettono di staccarmi dalla mia concorrenza, facendomi diventare decisamente diversa.

 

“Fear of failure” Milton Glaser

[youtube https://www.youtube.com/watch?v=0Ng4F0MaIbc&w=420&h=315]

Fine anno 2015

Agli inizi di quest’anno ho scritto un post, ho riflettuto sul mio lavoro in proprio dopo 15 anni, su che cose ho imparato e per la prima volta l’ho detto in pubblico, mi piace essere freelance, perché sono contenta di essere libera e soprattutto perché mi piace moltissimo il mio lavoro.

In quest’anno, anche se non è ancora finito ho imparato moltissimo:

• Ho migliorato il mio modo di organizzarmi, questo si traduce in più tempo per me e la mia famiglia, anche se continuamente lavoro di notte o non ho tempo di salire neanche per 30 mins sulla bike, ma ci sto lavorando, lo giuro!.

• Ho capito che il mio lavoro è unico, cioè che quello che faccio è così speciale per certe persone che posso dire “adesso non posso, cominciamo fra 1 mese” e il cliente mi aspetta, perché vuole me, e questo ha un valore enorme per me.

• Ho scoperto tecnologie nuove di cui avevo qualche nozione e che adesso sono parte del mio lavoro quotidiano (o quasi).

• Quest’anno ho fatto un’estate come ai vecchi tempi, e non perché io sia vecchia, ma l’ho fatta a casa, ho visto la mia famiglia, gli amici e anche qualche cliente, mia figlia ha parlato spagnolo per 2 mesi e adesso fa chiacchiere con le zie al telefono in “itañol” Ho visitato tanti musei e guidato felicemente nel traffico più pazzo del mondo. Ho visto e sentito la musica dal vivo e a volume alto, e questo è stata una pausa, quasi catartica.

Ovviamente ci sono stati dei momenti bui, stancanti e stressanti, sia al lavoro che in famiglia… lo sappiamo tutti, se non vediamo il buio la luce non si nota. Comunque contenta di essere sopravvissuta a tutto (e a tutti, la famiglia fa sempre il suo effetto). Quindi ho imparato anche che è necessario prendersi una pausa e divertirsi.

• Ho realizzato poco fa, che per fortuna non mi sono praticamente mai sentita bloccata, ostacolata, discriminata o aggredita nel lavoro (beh, solo una volta e mi sono licenziata immediatamente), per fortuna non ho mai avuto problemi a svolgere il mio lavoro, e quindi credo che dovrei lavorare per aiutare a chi si trova in brutte situazioni, e ci sto pensando come. Magari attraverso la Rete al Femminile (per chi non lo sa, sono la leader della Rete al Femminile a Novara se non conoscete la rete, andate qui), e dopo un anno e 9 mesi, credo che il lavoro svolto si vede finalmente, sono contenta di come stiamo andando avanti. E magari finalmente potremmo aiutare ad altre donne e non solo a noi.

• Quest’anno pieno di particolarità ho anche finalmente “imparato” a sciare con maestro (prima del maestro c’è stato un tentativo pietoso per imparare da sola) un’altra milestone nella vita di qualunque messicano, dove la neve c’è solo nel carretto dei gelati (o a 4000 metri slm) e questo mi fa molto felice, anche se vado lenta per le lumache.

Adesso 9 mesi dopo quel post, mi sento contenta di tutto e vorrei continuare a crescere, sai? come quando vai a correre? l’adrenalina ti fa correre di più anche se ti fanno male le gambe poi, una volta raggiunto quel traguardo ti senti pronto per spingerti oltre, sì, è comodo rimanere a quel ritmo però ogni giorno ti senti più preparato e in condizioni di correre più velocemente e anche più lontano, è così che oggi mi sento. Il mio obbiettivo è adesso più lontano e io sono preparata per la corsa e l’adrenalina è lì, pronta a darmi una mano.

Ho cominciato a seminare qua e là preparandomi per questo cambiamento, finalmente dopo anni rinnoverò il mio sito e i cambiamenti sono ancora più profondi, vi terrò informati, ma per ora, posso solo promettere di scrivere più spesso è questo uno dei miei primi obbiettivi dell’anno che inizierà fra pochissimo.

—- Aggiornamento—

Da oggi, il dominio “nydiacuevas.com” è tutto mio 🙂 quindi preparatevi per il trasloco.

“Grafreelance” per scelta, 15 anni dopo.

But we were all young once. It passes, like innocence and a sense of fair play. The only thing left in the end is a good instinct for survival. -Laurel K. Hamilton, Circus of the Damned.

È un ricordo molto chiaro, mi ricordo bene tutto: era novembre nel 1999 e io cominciavo a sentire il bisogno di fare qualcosa in più, in quel lavoro non sarei mai andata oltre e avevo già qualche cliente che gestivo in modo indipendente. Prima di tutto ho parlato con il mio capo, che ha capito: sarei rimasta per un mese ancora, giusto il tempo per trovare un sostituto. Poi ho parlato con il mio papà che ha preso davvero bene questa mia idea: non solo mi ha supportato mi ha anche prestato dei soldi per un computer più professionale e mi ha permesso di usare una stanza della casa per lavorare in santa pace. Quindi il momento è stato quello, era ufficiale! Ero una freelance e continuo ad esserlo dal gennaio dell’anno 2000.

Dall’inizio e per tutto questo tempo ho sempre lavorato insieme ad altre persone: nel 2000 è stata Gaby, che si è lanciata nel vuoto insieme a me. Prima eravamo Zitric, poi Zitric Diseño: il nostro progetto era cresciuto in fretta e quasi da subito abbiamo avuto qualcuno che pensasse all’amministrazione e così è arrivata Claudia, che per fortuna non si fermava al solo lavoro di archivio e rispondere al telefono ma impaginava, mandava e-mail, faceva i conti e la contabilità, e anche “paste-up” (per chi si ricorda che cosa fosse). Poco dopo Gaby ha deciso di prendere una strada diversa e siamo rimaste solo noi. Per un po’ ci sono stati anche Monica ed Eduardo che hanno collaborato con me in zitric diseño.

Nel frattempo internet era sempre più al centro della scena e io ero ogni volta più curiosa e quindi ecco zitricbox, prima come un dominio – la inBOX di ZITRIC, un contenitore di tutto quello che avevamo creato e quello che ancora stava per essere creato – e il nome del nostro collettivo. Zitricbox è stata sempre lì: Laura, con il supporto e la sua esperienza come Web Designer e non solo, una grande amica dal 1992. Poi Sandra, con cui collaboro ancora oggi e che è insieme a me dal 2004, e mia amica da molto prima. Alla fine, sola ma sempre in bella compagnia.

Ci sono stati momenti in salita e in discesa, ho dovuto ricominciare più di una volta per motivi personali e per cose che mi sono successe attorno. Ho dovuto far stare insieme il lavoro fisso, la cattedra universitaria (come insegnante) e il lavoro indipendente. Mio padre, mio fratello e mio marito sono sempre stati lì per darmi una mano, e così sono riuscita a andare avanti senza dover abbandonare in momenti critici, completamente, quello che oggi so che è il mio migliore e unico modo di lavorare, il lavoro indipendente.

Ed è proprio per questo che ho deciso di condividere questi ricordi, perché mi sono messa ad analizare questi anni e sono arrivata a delle conclusioni: che mi piace questo modo di lavorare e stile di vita, e avere le idee chiare mi ha portato a vivere grandi esperienze, buone e cattive: collaborando e condividendo il lavoro c’è sempre qualcosa nuovo da imparare.

Alcune conclusioni a cui sono arrivata:

  • Nessun progetto creativo ha una sola interpretazione o punto di vista, per correggere gli errori è importante condividere, confrontare le opinioni e punti di vista. Lavorare da soli non porta a niente e non sarà mai il migliore risultato.
  • Accettare le critiche è l’unico modo per conoscere i tuoi errori e correggerli.
  • Sii paziente per arrivare al risultato: la pazienza serve per ascoltare con attenzione, la pazienza serve per analizare, la pazienza serve per compiere azioni. Non è una questione di tempo, ma di processi completi e finiti in modo ottimale.
  • Dedica tempo alla tua immagine e alla autopromozione, perché più curi questa parte, più facile è raggiungere i tuoi clienti potenziali. Se non predichi con l’esempio, come fai?
  • Aggiornati e studia. Autodidatta o no, è sempre importante poter offrire l’esperienza che danno gli anni di lavoro, ma conoscere nuove tecniche e le nuove tendenze ti farà essere un passo avanti.
  • Sii modesto, non importa quanti anni hai alle spalle di esperienza di lavoro, c’è sempre qualcosa di nuovo da imparare e c’è sempre qualcuno che ne sa più di te.
  • Per un lavoro, chiedi il giusto e finiscilo nei tempi concordati: è l’unico modo di rispettare il tuo cliente e dare valore al tuo lavoro.
  • Lavora per i soldi e crea per il piacere di farlo*. Io per fortuna lavoro creando.
  • Se sai quello che fai, dimostralo, se non sai farlo, sii onesto.
  • Chiedi aiuto agli esperti, sarà sempre più facile che cercare di fare tutto da solo.
  • Impara a lavorare a distanza è una abilità che va curata. Questo ti permetterà di avere clienti che si fidano di te (anche se sei a chilometri di distanza) e per un freelance, questo è oro puro.
  • Sii perseverante, se sei convinto che il lavoro indipendente sia il tuo futuro.
  • Chiedi aiuto, consigli e condividi quello che sai.

Molto probabilmente oggi ho la stessa quantità di anni di esperienza dei miei insegnanti quando ho finito l’Università o quando ho finito la tesi di laurea, ma non mi sento neanche a metà strada rispetto a loro (o magari era solo una mia impressione). Molto probabilmente non sarò mai neanche la mia prima fan perché sono perfezionista, ma tutti i giorni provo ad essere migliore e chissà che un giorno non arrivi a esserlo.

Arrivederci ai prossimi 15 anni

* Work for money, design for love