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Nata a Città del Messico, carica dello spirito “Chilango”, unico di chi convive tutti giorni con le antiche tradizioni e la vita moderna e frenetica di una città con 20 milioni di abitanti. Ho una grande passione per tutta la musica e in particolare per il “Rock en español” e per i “Sones Veracruzanos”. Sono una graphic designer, amo il mio lavoro, mi piacciono le texture, di tutti i tipi; posso perfino fermarmi a fotografare quelle sui tombini stradali. Sono particolarmente attratta dai caratteri tipografici, mi piace vederli, crearli e impaginarli. Amo i vecchi metodi di stampa, la carta e l’odore dell’inchiostro, torchi, serigrafia e letterpress. I social media e l’essere online sono come un’altra dimensione, che sia per parlare con parenti e amici o per sviluppare un progetto di lavoro. Quarantenne, da 11 in Italia insieme a Fabrizio e da quasi 6 mamma di una bellissima “muñeca” che mi ha aiutato a scoprire le mie tante altre personalità.

Quanto costano le nostre scelte?

Passiamo la vita a fare scelte e a prendere decisioni, importanti e non tanto. Poi un giorno decidi di fare il freelance e il numero di scelte raddoppia. Negli ultimi anni ho dovuto prendere tante decisioni importanti, le scelte costano, alcune soldi, tempo o clienti, per esempio.

Le scelte di business che costano soldi

Tempo fa, Sandra, la mia collega, ed io, dopo anni di lavoro progettando e producendo sistemi di segnali per edifici corporativi, abbiamo deciso che non lo avremmo più fatto se non era incluso il design dei sistemi completi: icone, segnali, lo studio dei percorsi, ecc. perché col tempo i clienti avevano cominciato a richiederci solo la produzione o costruzione dei segnali e il montaggio, consegnandoci design fatti da loro -a volte in Power Point!, perché era chiaramente più economico. Questo non rientrava nel nostro obiettivo: fare design.

Avendo fatto questa scelta, dire NO ai progetti di sola produzione, abbiamo perso clienti e anche le entrate si sono ridotte di molto, incidendo fortemente sulla nostra economia, e alla fine questa scelta che ci è costata soldi, ci ha fatto realizzare il nostro obiettivo: essere considerate designer e non costruttori di segnali.

Le scelte di qualità che costano tempo

Negli ultimi anni, uno dei lavori che più mi sono stati richiesti è la creazione di immagini coordinate e analisi di un marchio per restyling. Se controllate il mio portfolio di lavoro, non produco più di un progetto al mese di questo tipo perché non è un lavoro semplice e ci vuole tanta pazienza, molto lavoro sui dettagli, e ormai “non lo posso fare male”. Mi sono resa conto che, in questi anni (non vi faccio neanche i conti, che poi capirete quanti anni ho!) l’occhio si è allenato molto e quindi i dettagli di forma non mi sfuggono facilmente: un colore leggermente diverso o gli spazi fra i caratteri, la lettura ottima di un font o lo spessore ottico di una linea in mezzo ad altre, sono cose che non posso più ignorare perché le vedo subito. Questo si traduce in tempo e di conseguenza in consegne più lunghe e in prezzi più alti.

Ho anche capito che creando il progetto nei tempi giusti, il cliente vive il processo con calma, ragionando le proprie decisioni, magari facendo test online e chiedendo qualche opinione, che senza esagerare, ci permette di avere dei banali feedback esterni e ci aiuta ad avere un risultato finale migliore.

Ovviamente anche questa scelta ha avuto il suo effetto, non tanto economico ma di target: chi vuole un lavoro veloce non lavora con me, chi lo vuole economico neanche.

Le scelte di stile che definiscono la tua personalità

Il vantaggio di essere nata come creativa prima dello sviluppo dei programmi per graphic design su computer e di essere cresciuta professionalmente mentre nascevano le nuove tecnologie, mi ha permesso di vedere il processo creativo in un modo diverso da chi è nato dopo il lancio della prima apple Macintosh destinata al design. Tante volte le risorse tecnologiche o elettroniche non soddisfano la mia creatività e devo mettere mano all’acquarello o creare un timbro a partire da una patata per dare la texture che voglio o creare un font personalizzato perché il concetto lo richiede. Ne deriva un alto livello di personalizzazione per ogni progetto e io ho scelto di avvantaggiarmi di questa capacità per fare un lavoro migliore. Il mio lavoro ha sicuramente una personalità propria, perché credo che i miei progetti siano caratterizzati da un’analisi precisa dei dettagli e la personalizzazione è diventata l’impronta stessa del mio lavoro.

Scegliendo questo metodo, ho guadagnato originalità e ho definito il mio cliente ideale.

Le scelte etiche che ti costano alcuni clienti

E parlando di segni particolari, un altro elemento che ultimamente sta segnando il mio lavoro, soprattutto l’analisi o lo sviluppo di un marchio, è che un logo da solo non serve a niente. Per come la vedo io, ci sono immagini coordinate senza logo che funzionano benissimo se sono coerenti; al contrario un logo, per essere funzionale ed efficace, avrà bisogno di supporto visivo, di comunicazione e di branding: nella mia convinzione, un logo non dovrebbe andare solo nel mondo, “sarebbe come lasciare in autostrada una macchina senza gomme”. Durante il processo creativo, durante il suo viaggio nel mondo, il logo potrebbe avere bisogno di modifiche oppure prevedere varianti che magari non avevi neanche immaginato prima di provare a metterlo su un biglietto da visita o in un video. Devi testarlo con altri elementi per sapere se va bene con il concetto di base, ma anche con tutto il suo ambiente visivo e funzionale.

Gli esperti “UI e UIX” dicono “la coerenza aiuta a migliorare l’esperienza dell’utente, eliminando elementi non necessari, che creano più confusione invece di aiutare l’apprendimento” e questo lo credo anche nelle immagini coordinate, senza essere noiosi, la coerenza alla fine dà un suo frutto.

Penso che sia etico da parte mia, dare ai clienti tutti gli strumenti per andare avanti “da soli” con le loro immagini coordinate e non lasciarli nel mondo con un logo senza sapere che cosa farsene,  perché purtroppo spesso si finisce per distruggere il propio logo a colpi di tentativi creativi.

Con questa scelta, “ho scelto” i clienti che vogliono un lavoro integrale e ho dovuto lasciare indietro quelli che non hanno bisogno di me.

 

Le scelte che stabiliscono un limite e costano poco

Una opinione non basta

Non sono per me le piccole consulenze, dare un’opinione senza approfondire non avrà mai un buon risultato, magari è un mio limite ma non mi sento sicura, potrei dire come vedo le cose dalla mia prospettiva, suggerire una strada da prendere, ma non potrei mai fare una vera consulenza in poco tempo, un’oretta non è niente per dare una soluzione affidabile né per avere il quadro completo. Diciamo che questo si applica anche ai preventivi, non sono capace di fare preventivi “al volo” per la stessa ragione, se non ho un quadro abbastanza completo non posso identificare il problema e di conseguenza non posso quantificare una soluzione.

Con questa scelta ho perso delle opportunità nate “al volo” perché chi cerca un aiuto immediato da me non l’ottiene facilmente e va da chi lo fa, ma non posso neanche offrire un servizio di cui non mi sento sicura.

Le scelte involontarie che costano il fallimento, ogni tanto.

Io ho sempre lavorato come graphic designer, per fortuna non ho mai fatto un mestiere diverso dal 1993 perché mi piace, questo per dire che non mi annoia il mio lavoro. Ho analizzato la cosa e so che devo cambiare il tipo di progetti sui cui lavoro, per evitare che arrivi il momento di perdere l’interesse.

Ho esperienza in design dei segnali, come accennavo prima, in editorial design che è una passione per me, in immagine coordinata… mi piace molto e per fortuna sono brava a farlo. Ho una specializzazione in advertising, collaboro su progetti web e illustrazione digitale e non solo, e nel corso della mia vita lavorativa ho fatto anche progetti d’animazione 2D, edizione video e audio, ho lavorato in tipografia, ho stampato in serigrafia e sono entrata in tante altre aree del graphic design che non ricordo più.

Se metto tutto nello stesso paragrafo potrebbe sembrare strano in un mondo dove tutti si specializzano in qualcosa, ma è più forte di me, se io non facessi così, il mio spirito creativo sarebbe spento. Per fortuna ho trovato un paio di settimane fa, questo meraviglioso video dove  Milton Glaser parla della paura del fallimento, di come scegliamo la cosa in cui siamo più bravi per farla bene e non fallire, poi diventiamo esperti e facciamo sempre la stessa cosa fino a perdere l’interesse. Secondo lui (e ci credo anch’io) fallire e riprovare, imparare dagli errori, aiuta allo sviluppo e a migliorare nel proprio lavoro.

In questo caso non si è trattato di un atto volontario, ma dopo aver compreso l’importanza di cambiare, ho scelto la mia strada: la mia specializzazione sarebbe stata creare concetti nuovi, alternativi e fuori dal comune, per poi applicarli in ogni tecnica e area che ritenga migliore o necessaria per un progetto, anche se non la conosco a fondo. Fallirò e riproverò, come ho fatto tante volte fino ad oggi ottenendo ogni volta un risultato migliore.

Le scelte costano e valgono la pena

Non tutto quello che penso si trova nei libri né l’ho imparato a scuola, ogni tanto mi sento in grado di generare le mie proprie regole creative e lavorative, essendo queste il tipo di scelte che valgono la pena, perché da una parte mi danno una personalità professionale e un modo di lavorare più preciso e coerente con me, e sono anche di quelle scelte che mi permettono di staccarmi dalla mia concorrenza, facendomi diventare decisamente diversa.

 

“Fear of failure” Milton Glaser

[youtube https://www.youtube.com/watch?v=0Ng4F0MaIbc&w=420&h=315]

La importancia del networking

Estoy convencida de que las redes, los grupos de personas, grandes o pequeños, organizados o improvisados, son muy útiles para la integración y la reintegración a las sociedades. Yo lo viví en primera persona, integrarme a una sociedad, al mercado del trabajo y a la comunidad economicamente activa de un país desconocido no es fácil y no es sólo un problema de los “expat” como yo, esta situación se repite todos los días en gran parte del mundo. En México (y no solo), es muy común encontrarse completamente fuera del mercado laboral después de acabar la carrera, de una enfermedad o incluso después de un embarazo, encontrar trabajo o reintegrarse a la comunidad de trabajo es siempre complicado, sin contar con la, afortunadamente cada vez menor pero aún presente, discriminación de genero y “disparidad” en las oportunidades.

Hace ya 10 años (este año 11) que vivo de este lado del Atlántico -en Italia- y aunque al inicio la mayor parte de mis relaciones eran casi todas mexicanas, con el tiempo esto ha ido cambiando, en particular después de 2 eventos importantes, uno más que el otro pero igualmente trascendentales:

Integrarse a la sociedad con la ayuda de… ¿Un bebé?

El primer evento fue el nacimiento de mi hija en el 2010, trascendental para mi vida privada, porque me vi casi “obligada” a ponerme en contacto con la vida real, con el mundo exterior y a alejarme de mi computadora y a salir de mi estudio, entre el curso pre-parto, obstetras, pediatras, vacunas, familia y con el tiempo guardería y kínder… no me quedó de otra, tuve que entrar en la sociedad y aunque mi intención no era esconderme el resultado era el mismo, estaba encerrada y finalmente abrí mis horizontes aunque no precisamente como yo lo habría esperado. Al final encontré amistades entre las mamás de la escuela y el curso de natación de mi pequeño monstruo, antes de esto había solo heredado los amigos de mi esposo, que aunque son amables y grandes personas, no eran precisamente mis mejores amigos.

Súbete al primer torbellino que encuentres, La Rete al Femminile

El segundo evento fue trascendental para mi vida profesional, fue en el 2013, estaba regresando de México y entre melancolía e inactividad, navegaba en internet buscando información para un proyecto alternativo a mi carrera -porque estaba a punto de cerrar mi actividad profesional por falta de clientes italianos y de ingresos en euros- encontré entonces un grupo fantástico de mujeres, la primera impresión fue de un potente torbellino, como si acercándose a él, éste te devorara, todo para bien. El grupo se llama “Rete al femminile” y es un grupo de mujeres que trabajan autónomamente (freelance) emprendedoras, empresarias en todos los giros y medios, desde artesanas hasta periodistas o abogadas (lo importante es no ser un empleado) esta red cuando yo la conocí no tenía más de 50 miembros y se reunía en Turín —a unos 90 km de donde vivo, en estas reuniones se hablaba del modo en el que tu actividad o tu trabajo podría mejorar, cómo solucionar ciertos problemas, y en algunas ocasiones temas específicos como business plan, marketing online, estrategias de Facebook, blogging, en fin, cualquier tema era bienvenido si era útil para llevar adelante tu trabajo. Esta red fue fundada por Gioia Gottini, coach, traductora, escritora y un poco astrologa —que actualmente se ha separado de la dirigencia del grupo por motivos personales— sin descuidar su actividad empresarial, dejando a su cargo a otra fantástica profesionista. A finales del 2014 me di a la tarea de crear la imagen corporativa del grupo y desarrollé junto con otro miembro de la red el sitio web, para partir con todo en modo organizado.

El tamaño sí importa, entonces hicimos networking local

Con el tiempo, esta red creció y actualmente (2016) está compuesta por más de 1000 integrantes en toda Italia, la pequeña reunión de Turín mutó y se crearon pequeñas “sucursales” provinciales y en este días se trabaja para convertirla en una asociación. Estos pequeños grupos, compuestos solo de mujeres, son más prácticos e incluyentes porque se trabaja con gente de la zona y se han convertido en un atractivo apoyo para los gobiernos locales hablando de paridad de oportunidades y espíritu empresarial femenino. Desde el año 2014, aparte de participar a las reuniones de Turín, me encuentro dirigiendo la red de la Provincia de Novara, a la cual pertenecen un total de 45 mujeres y activamente unas 25- 30 que se presentan a las reuniones en vivo.

¿Cómo funciona? Cada red local tiene un grupo Facebook cerrado y es ahí donde se comparte información, se organizan las reuniones y los eventos y donde conversamos y hacemos preguntas cuando lo requerimos, cada mes hay una reunión en vivo y se elige un tema interesante para todas, el grupo se maneja por votaciones y democracia rigurosa, obviamente a todas nos interesa crecer nuestro network y por esta razón hay siempre un momento para presentarse y platicar con las nuevas y profundizar temas con las ya conocidas.

Actualmente en Novara estamos planeando una reunión para el 8 de marzo (Día de la Mujer) con el objetivo de darnos a conocer, integrar nuevas profesionistas al grupo y permitir a quien no pertenece a la red, respirar el ambiente de solidaridad, soporte, profesionalismo, etc. Este grupo acepta mujeres, profesionistas que tengan una actividad fiscalmente regular, vivir en Italia en la zona de la red a la que perteneces (o desarrollar tu trabajo en la misma zona), en este grupo se puede venir a las reuniones con niños, se permite la lactancia y no hay prejuicios de ningún tipo, siempre y cuando se cumpla el objetivo, ayudarnos mutuamente al desarrollo laboral, y sí, a veces también hablamos de pañales y de hijos, pero creanme, el 90% de nosotras es la última cosa de la cual queremos hablar, para esto hay otros foros y otros grupos.

Y la red en México ¿Funcionará?

El año pasado con el inercia de la red italiana, le propuse a Gioia y a dos amigas mexicanas con las que colaboro, de abrir una red similar en la Ciudad de México (¡Ops! estaba por escribir D.F.) Tomando como base los grupos italianos, traduje la información, adecuamos el reglamento y creamos el nombre y el logo, las 3 somos diseñadoras gráficas así hicimos un pequeño concurso de los logotipos y el público de nuestra página Facebook Mexicana e Italiana eligió el que más les gustó. Así entonces hace como un año abrimos un grupo e invitamos algunas personas a participar y tenemos altos los ánimos, esperamos que pronto empiece a caminar como sucedió aquí en Italia.

Y tu ¿Has tenido que integrarte a una sociedad? ¿Fue difícil? ¿Cuál fue tu estrategia?

Te invito

Si te gustan las redes sociales y eres activa, te gusta compartir tu trabajo y ayudar a los demás con información y consejos, si estás interesada a participar en la red de México te puedo anticipar que es ungrupo completamente gratuito pero que hay algunos requisitos indispensables que hay que cubrir para asegurarnos de la seguridad, la seriedad y la profesionalidad de quien entra:

  • Ser freelance trabajando activamente (no ser empleado, ni tener dependencia laboral de un único cliente)
  • Tener activo el RFC y expedir facturas (es por ética profesional),
  • Vivir en la Ciudad de México porque es necesario realizar las reuniones en vivo y participar a ellas (no siempre, pero si es importante)
  • Tener un perfil Facebook personal con nombre y apellido (no nicks, no nombres de empresas) y una identificación oficial que lo demuestre.
  • Que no sea un perfil de uso compartido con nadie (con hijos, esposos, amigos, etc.).
  • Enviar un correo a vertebratres@gmail.com para completar tu inscripción (escribe en el título del correo tu nombre y la palabra “inscripción”), te haremos llegar un correo con el folleto y toda la información necesaria para entrar al grupo.

Post publicado también en Mujeres Construyendo

Fine anno 2015

Agli inizi di quest’anno ho scritto un post, ho riflettuto sul mio lavoro in proprio dopo 15 anni, su che cose ho imparato e per la prima volta l’ho detto in pubblico, mi piace essere freelance, perché sono contenta di essere libera e soprattutto perché mi piace moltissimo il mio lavoro.

In quest’anno, anche se non è ancora finito ho imparato moltissimo:

• Ho migliorato il mio modo di organizzarmi, questo si traduce in più tempo per me e la mia famiglia, anche se continuamente lavoro di notte o non ho tempo di salire neanche per 30 mins sulla bike, ma ci sto lavorando, lo giuro!.

• Ho capito che il mio lavoro è unico, cioè che quello che faccio è così speciale per certe persone che posso dire “adesso non posso, cominciamo fra 1 mese” e il cliente mi aspetta, perché vuole me, e questo ha un valore enorme per me.

• Ho scoperto tecnologie nuove di cui avevo qualche nozione e che adesso sono parte del mio lavoro quotidiano (o quasi).

• Quest’anno ho fatto un’estate come ai vecchi tempi, e non perché io sia vecchia, ma l’ho fatta a casa, ho visto la mia famiglia, gli amici e anche qualche cliente, mia figlia ha parlato spagnolo per 2 mesi e adesso fa chiacchiere con le zie al telefono in “itañol” Ho visitato tanti musei e guidato felicemente nel traffico più pazzo del mondo. Ho visto e sentito la musica dal vivo e a volume alto, e questo è stata una pausa, quasi catartica.

Ovviamente ci sono stati dei momenti bui, stancanti e stressanti, sia al lavoro che in famiglia… lo sappiamo tutti, se non vediamo il buio la luce non si nota. Comunque contenta di essere sopravvissuta a tutto (e a tutti, la famiglia fa sempre il suo effetto). Quindi ho imparato anche che è necessario prendersi una pausa e divertirsi.

• Ho realizzato poco fa, che per fortuna non mi sono praticamente mai sentita bloccata, ostacolata, discriminata o aggredita nel lavoro (beh, solo una volta e mi sono licenziata immediatamente), per fortuna non ho mai avuto problemi a svolgere il mio lavoro, e quindi credo che dovrei lavorare per aiutare a chi si trova in brutte situazioni, e ci sto pensando come. Magari attraverso la Rete al Femminile (per chi non lo sa, sono la leader della Rete al Femminile a Novara se non conoscete la rete, andate qui), e dopo un anno e 9 mesi, credo che il lavoro svolto si vede finalmente, sono contenta di come stiamo andando avanti. E magari finalmente potremmo aiutare ad altre donne e non solo a noi.

• Quest’anno pieno di particolarità ho anche finalmente “imparato” a sciare con maestro (prima del maestro c’è stato un tentativo pietoso per imparare da sola) un’altra milestone nella vita di qualunque messicano, dove la neve c’è solo nel carretto dei gelati (o a 4000 metri slm) e questo mi fa molto felice, anche se vado lenta per le lumache.

Adesso 9 mesi dopo quel post, mi sento contenta di tutto e vorrei continuare a crescere, sai? come quando vai a correre? l’adrenalina ti fa correre di più anche se ti fanno male le gambe poi, una volta raggiunto quel traguardo ti senti pronto per spingerti oltre, sì, è comodo rimanere a quel ritmo però ogni giorno ti senti più preparato e in condizioni di correre più velocemente e anche più lontano, è così che oggi mi sento. Il mio obbiettivo è adesso più lontano e io sono preparata per la corsa e l’adrenalina è lì, pronta a darmi una mano.

Ho cominciato a seminare qua e là preparandomi per questo cambiamento, finalmente dopo anni rinnoverò il mio sito e i cambiamenti sono ancora più profondi, vi terrò informati, ma per ora, posso solo promettere di scrivere più spesso è questo uno dei miei primi obbiettivi dell’anno che inizierà fra pochissimo.

—- Aggiornamento—

Da oggi, il dominio “nydiacuevas.com” è tutto mio 🙂 quindi preparatevi per il trasloco.

“Grafreelance” por elección. 15 años después.

But we were all young once. It passes, like innocence and a sense of fair play. The only thing left in the end is a good instinct for survival. -Laurel K. Hamilton, Circus of the Damned.

Es una visión muy clara, lo recuerdo muy bien, era Noviembre de 1999 había llegado el momento. En ese entonces tenía ya algunos clientes y empezaba a sentir la necesidad de hacer más. En el empleo que tenía no sería posible avanzar, había llegado al máximo del crecimiento, así que hablé con mi papá, que no solo apoyó mi decisión si no que también me prestó dinero para comprar una computadora nueva y me dejó usar una habitación de la casa para poder trabajar, hablé con mi jefe, acordamos que dejaría mi empleo un mes después, el tiempo de encontrar un substituto. Y fue ahí que me lancé, hace 15 años un primero de Enero del año 2000, finalmente era oficial, yo era un freelance.

Al principio, y como en todo este tiempo, he trabajado siempre junto a otras personas, en aquel lejano año 2000, se lanzó conmigo Gaby, primero con “zitric” y luego “zitric diseño”; nuestro crecimiento fue importante al grado de requerir una colaboradora administrativa casi inmediatamente, Claudia, que no se limitaba a responder el teléfono o a archivar, llegó a ser un gran apoyo en todos los sentidos. Poco tiempo después Gaby tomando una decisión personal eligió otro camino. Después fueron Mónica y luego Eduardo a colaborar con zitric diseño y con quienes por razones fuera de nuestro control fue necesario separarnos.

Es en ese momento por una necesidad de cambio y visto el auge del web, nace zitricbox (el inBOX de ZITRIC) un contenedor de todo lo que produciríamos y recibiríamos a partir de ese momento, un sitio web que posteriormente daría el nombre a nuestro colectivo. Ya como zitricbox estuvo siempre presente Laura que me apoyó y apoya con sus conocimientos como WebDesigner y no sólo en el trabajo, es también una gran amiga (desde 1992) y Sandra, con quien colaboro aún ahora y desde por ahí del 2004 y amigas desde 1996. En fin, sola pero siempre muy bien acompañada.

He tenido altas y bajas, he tenido que empezar de cero más de una vez, por decisiones personales o por factores externos. He combinado trabajo fijo, docencia y trabajo independiente, recibiendo siempre ayuda de mi papá, mi hermano y ahora mi esposo, evitando así tener que abandonar -en momentos críticos- completamente, lo que ahora se que es mi mejor y único modo de trabajar, el trabajo independiente (o freelance).

Y es por esto que decidí compartir este recuerdo, porque he analizado estos años y llegué a la conclusión que me gusta este modo de trabajo y de vida y que mantener mis ideas me ha llevado a vivir grandes experiencias, buenas o malas y porque colaborar y compartir el trabajo es siempre un aprendizaje, estas son algunas de las reflexiones y conclusiones a las que he llegado al cumplimiento de estos 15 años:

  • Ningún trabajo creativo tiene una sola interpretación o un solo punto de vista, para corregir los errores es importante compartir, confrontar opiniones y puntos de vista. Trabajando solo no se obtendrá nunca el mejor resultado.
  • De la mano del de aquí arriba, acepta las críticas, es el único modo de conocer tus errores y corregirlos.
  • Se paciente para llegar al resultado: la paciencia para escuchar con atención, la paciencia para analizar, la paciencia para ejecutar. No es cuestión de tiempo, es cuestión de procesos completos y terminados en manera óptima.
  • Dedícale tiempo a tu imagen y a la auto promoción es el mejor modo de presentarte a tus potenciales clientes, si no predicas con el ejemplo ¿Qué les espera a ellos?
  • Actualízate, estudia y mantente al día. Autodidacta o no, es siempre importante poder ofrecer la experiencia que dan los años de trabajo, pero también el conocimiento de técnicas y tendencias actuales.
  • Se modesto, no importa cuantos años lleves trabajando, siempre hay algo nuevo que aprender y siempre hay alguien que sabe más que tu.
  • Cobra lo justo cumpliendo en tiempo, es el único modo de respetar a tu cliente y de dar valor a tu trabajo.
  • Trabaja por dinero, y diseña por gusto*, yo por fortuna trabajo diseñando.
  • Haz presupuestos bien detallados, haz contratos claros y precisos, pide anticipo y entrega a tiempo, son reglas que no hay que olvidar.
  • Si sabes lo que haces, demuéstralo, si no sabes hacerlo, se honesto.
  • Apóyate en expertos, siempre será más redituable que tratar de hacer todo solo en la ignorancia.
  • Aprende a trabajar a distancia es una habilidad, ésto te permitirá tener clientes que se fían de ti aunque no te encuentres en el mismo lugar. Para un freelance, esto es oro puro.
  • Se perseverante, si estás convencido que el trabajo independiente – es tu futuro.
  • Asesórate, pide ayuda y comparte tus conocimientos.

Es muy probable que ahora tenga los mismos años de experiencia que mis maestros tenían cuando terminé la Universidad y me titulé pero no me siento ni a la mitad de experiencia que yo veía en ellos (o al menos esa era la impresión que yo tenía). Es muy probable que nunca seré una admiradora de mi misma porque soy perfeccionista, pero todos los días trato de superarme, quizá un día logre convertirme en mi propia fan.

Nos vemos en 15 años.

* Work for money, design for love

“Grafreelance” per scelta, 15 anni dopo.

But we were all young once. It passes, like innocence and a sense of fair play. The only thing left in the end is a good instinct for survival. -Laurel K. Hamilton, Circus of the Damned.

È un ricordo molto chiaro, mi ricordo bene tutto: era novembre nel 1999 e io cominciavo a sentire il bisogno di fare qualcosa in più, in quel lavoro non sarei mai andata oltre e avevo già qualche cliente che gestivo in modo indipendente. Prima di tutto ho parlato con il mio capo, che ha capito: sarei rimasta per un mese ancora, giusto il tempo per trovare un sostituto. Poi ho parlato con il mio papà che ha preso davvero bene questa mia idea: non solo mi ha supportato mi ha anche prestato dei soldi per un computer più professionale e mi ha permesso di usare una stanza della casa per lavorare in santa pace. Quindi il momento è stato quello, era ufficiale! Ero una freelance e continuo ad esserlo dal gennaio dell’anno 2000.

Dall’inizio e per tutto questo tempo ho sempre lavorato insieme ad altre persone: nel 2000 è stata Gaby, che si è lanciata nel vuoto insieme a me. Prima eravamo Zitric, poi Zitric Diseño: il nostro progetto era cresciuto in fretta e quasi da subito abbiamo avuto qualcuno che pensasse all’amministrazione e così è arrivata Claudia, che per fortuna non si fermava al solo lavoro di archivio e rispondere al telefono ma impaginava, mandava e-mail, faceva i conti e la contabilità, e anche “paste-up” (per chi si ricorda che cosa fosse). Poco dopo Gaby ha deciso di prendere una strada diversa e siamo rimaste solo noi. Per un po’ ci sono stati anche Monica ed Eduardo che hanno collaborato con me in zitric diseño.

Nel frattempo internet era sempre più al centro della scena e io ero ogni volta più curiosa e quindi ecco zitricbox, prima come un dominio – la inBOX di ZITRIC, un contenitore di tutto quello che avevamo creato e quello che ancora stava per essere creato – e il nome del nostro collettivo. Zitricbox è stata sempre lì: Laura, con il supporto e la sua esperienza come Web Designer e non solo, una grande amica dal 1992. Poi Sandra, con cui collaboro ancora oggi e che è insieme a me dal 2004, e mia amica da molto prima. Alla fine, sola ma sempre in bella compagnia.

Ci sono stati momenti in salita e in discesa, ho dovuto ricominciare più di una volta per motivi personali e per cose che mi sono successe attorno. Ho dovuto far stare insieme il lavoro fisso, la cattedra universitaria (come insegnante) e il lavoro indipendente. Mio padre, mio fratello e mio marito sono sempre stati lì per darmi una mano, e così sono riuscita a andare avanti senza dover abbandonare in momenti critici, completamente, quello che oggi so che è il mio migliore e unico modo di lavorare, il lavoro indipendente.

Ed è proprio per questo che ho deciso di condividere questi ricordi, perché mi sono messa ad analizare questi anni e sono arrivata a delle conclusioni: che mi piace questo modo di lavorare e stile di vita, e avere le idee chiare mi ha portato a vivere grandi esperienze, buone e cattive: collaborando e condividendo il lavoro c’è sempre qualcosa nuovo da imparare.

Alcune conclusioni a cui sono arrivata:

  • Nessun progetto creativo ha una sola interpretazione o punto di vista, per correggere gli errori è importante condividere, confrontare le opinioni e punti di vista. Lavorare da soli non porta a niente e non sarà mai il migliore risultato.
  • Accettare le critiche è l’unico modo per conoscere i tuoi errori e correggerli.
  • Sii paziente per arrivare al risultato: la pazienza serve per ascoltare con attenzione, la pazienza serve per analizare, la pazienza serve per compiere azioni. Non è una questione di tempo, ma di processi completi e finiti in modo ottimale.
  • Dedica tempo alla tua immagine e alla autopromozione, perché più curi questa parte, più facile è raggiungere i tuoi clienti potenziali. Se non predichi con l’esempio, come fai?
  • Aggiornati e studia. Autodidatta o no, è sempre importante poter offrire l’esperienza che danno gli anni di lavoro, ma conoscere nuove tecniche e le nuove tendenze ti farà essere un passo avanti.
  • Sii modesto, non importa quanti anni hai alle spalle di esperienza di lavoro, c’è sempre qualcosa di nuovo da imparare e c’è sempre qualcuno che ne sa più di te.
  • Per un lavoro, chiedi il giusto e finiscilo nei tempi concordati: è l’unico modo di rispettare il tuo cliente e dare valore al tuo lavoro.
  • Lavora per i soldi e crea per il piacere di farlo*. Io per fortuna lavoro creando.
  • Se sai quello che fai, dimostralo, se non sai farlo, sii onesto.
  • Chiedi aiuto agli esperti, sarà sempre più facile che cercare di fare tutto da solo.
  • Impara a lavorare a distanza è una abilità che va curata. Questo ti permetterà di avere clienti che si fidano di te (anche se sei a chilometri di distanza) e per un freelance, questo è oro puro.
  • Sii perseverante, se sei convinto che il lavoro indipendente sia il tuo futuro.
  • Chiedi aiuto, consigli e condividi quello che sai.

Molto probabilmente oggi ho la stessa quantità di anni di esperienza dei miei insegnanti quando ho finito l’Università o quando ho finito la tesi di laurea, ma non mi sento neanche a metà strada rispetto a loro (o magari era solo una mia impressione). Molto probabilmente non sarò mai neanche la mia prima fan perché sono perfezionista, ma tutti i giorni provo ad essere migliore e chissà che un giorno non arrivi a esserlo.

Arrivederci ai prossimi 15 anni

* Work for money, design for love 

 

¿Porqué NO trabajar gratis? Segundo caso: Porque mi cliente acaba de empezar y no tiene dinero.

Cuando el cliente quiere “meter toda la carne al asador” y no está preparado (al menos no económicamente) es otro de los típicos casos, buscan soluciones económicas:

  • Como el spec work obteniendo cientos de ideas a bajísimo precio por medio de concursos entre creativos. Rebajando el trabajo de todo un gremio y por consecuencia la misma calidad del trabajo.
  • Otros se fían de los sitios de recursos gráficos gratuitos, creyendo que es tan fácil que lo pueden hacer solos, aquí la peor parte se la lleva el cliente, que produciendo material gráfico sin una verdadera estrategia de comunicación los resultados que obtendrá no serán los esperados en ventas, posicionamiento, branding, imagen etc., a corto o largo plazo, sin contar con la gran cantidad de basura gráfica que se produce y no sólo porque “sean diseños feos o bonitos”, si no porque sin un plan, sin un concepto y sin un mensaje, no comunican nada.

Promocionar, publicitar, comunicar o solo tener una presciencia en el mercado (ambiente, gremio, grupo… No importa en dónde ni a quién) Antes de nada debe tener un plan, establecer objetivos claros a corto, mediano y largo plazo, establecer fechas límite y sobre todo definir un presupuesto real y que vaya de acuerdo a sus objetivos… Si el presupuesto no es suficiente, probablemente requiere ajustarse a lo que se puede hacer o quizá confiar en un profesional que lo guíe en esta parte, puede ser ,a la larga, más económico pagando lo justo.
@zitricbox

 

¿Porqué NO trabajar gratis? Primer caso: Trabajo gratis porque soy estudiante.

¿Porqué debería pagar por tu trabajo? Esta pregunta podría confundir a varios, en particular a aquellos que están acostumbrados a ser pagados puntualmente y sin duda alguna. Pero el hecho de no querer ser pagado o de ser remunerado mal y a medias es más común de lo que se piensa, especialmente en las áreas de el diseño y la comunicación y creo honestamente que este fenómeno no es culpa de nadie en particular si no de todos los involucrados. Aqui el primer caso y el mas frecuente:

Primer caso, trabajo gratis porque soy estudiante.

Cuando los diseñadores gráficos, sobre todo siendo aún estudiantes, buscan a toda costa crearse un portafolio de trabajo con proyectos reales y hacen trabajo gratuitamente o a precios bajísimos para “atrapar” al cliente. Esto desde cualquier punto de vista es incorrecto, es cierto que las competencias profesionales son aún poco desarrolladas mientras aún se estudia y se espera pagar menos por menos capacidades, pero esto se puede contrarrestar:

  • Por ejemplo: sería conveniente siempre trabajar en equipo, de este modo las carencias y talentos técnico-creativos se redistribuyen y así los precios no deben ser necesariamente bajos, aunque la ganancia sea menor que al hacerlo solo, la ventaja aquí es que ese proyecto no costará menos de lo que debe costar, pero también la calidad será seguramente mucho mayor que trabajando y sin retroalimentación, convirtiéndose también en una ventaja para el cliente. Otro modo de evitar malbaratar el trabajo es apoyándose o apoyando a un freelance con mayor experiencia, se aprende mucho, se aprende a diseñar, a tratar con el cliente, con los proveedores y ¡Hasta a cobrar!.
  • Si el problema sigue siendo un portafolio de proyectos reales, este también se puede crear como empleado en una empresa, empezar a trabajar aún estando en la escuela es posible y recomendable, lo han hecho tantos que ¡Sí, es posible! Si, si… Primero hay que encontrar trabajo o bien remunerado o justo o… Lo mismo se vive como freelance, pero esa es otra historia.

Es importantísimo aprender a no trabajar con personas que buscan precios bajos a toda costa, malbaratando el trabajo de profesionales, aprender esto es parte de ser un diseñador gráfico serio, esto lo deberían enseñar en la universidad. Y luego ¿Quién dice que no se consigue trabajo con un portafolio escolar?

Espera el segundo caso, lo publicaremos pronto.

@zitricbox

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La locura de Piero Fornasetti en la “Triennale di Milano”

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Cómo siempre, la visita de amigos de otros países a casa es la oportunidad / pretexto para que mi familia y yo vayamos en plan de turistas a visitar museos y otras ciudades, no significa que en otras circunstancias no lo hagamos, pero hacerle de guía de turistas tiene su encanto. Este fin de semana tuvimos un par de amigos en casa y  era una visita obligada la Triennale di Milano, un foro apto para el arte contemporáneo y para cualquier expresión visual-auditiva y artística. Generalmente se encuentran más de una muestra, exposición o instalación y siempre se sale satisfecho y aunque no es el MOMA es un espacio que recibe grandes artistas, ahí he tenido la oportunidad de ver trabajo de David Linch, Roy Lichtenstein y a Víctor Vasarely (en la sede de Bovisa), todos me dejaron gratamente sorprendida y satisfecha, ahí mismo se manifiestan durante la semana del “Fuorisalone” movimiento paralelo al Salone del Mobile grandes talentos del design italiano y sólo por esto tiene ya todo mi respeto.

Esta última vez no íbamos a ver algo en específico, tuvimos confianza en que encontraríamos algo interesante y así fue, una gran exposición de “Piero Fornasetti | Cento anni di follia pratica” (Piero Fornasetti | Cien años de locura práctica) como homenaje a los 100 años de su nacimiento. No lo conocía, estoy segura que había visto trabajo suyo pero me acuso de ignorancia, no había nunca oído su nombre, fue como “redescubrir algo desconocido”. La exposición tiene un gran trabajo museográfico y la obra de Fornasetti ayuda, porque aunque es repetitivo la gran calidad del su trabajo mitiga la sobresaturación de al menos uno de los grabados que se repite al infinito (la cara de la soprano Lina Cavalieri).

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Rostro Lina Cavalieri
Foto Nydia Cuevas

Se encuentran en la primera parte de la muestra fotografías de la casa, la familia y el taller, esta última me hizo reflexionar en los grandes cambios (no se si llamarlo avances) que hemos hecho a nivel artístico; el taller de la familia Fornasetti era una gran habitación llena a reventar de herramientas, tintas y mesas de trabajo, para realizar un trabajo visualmente similar en nuestros tiempos (me refiero a los grabados y sus aplicaciones, no a la pintura), probablemente se requeriría una cámara fotográfica o un escáner, una computadora, un programa de manipulación de fotografía y una impresora, obviamente un medio de almacenaje de información, lo demás sería sólo impresión, todo esto cabe en una pequeña habitación o podría ser realizado hasta en un simple desayunador (bastaría solo tener el ingenio, que no es poco).

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Escritorio y silla
Foto Nydia Cuevas

El punto fuerte es, sin lugar a dudas, aparte del trabajo gráfico seguramente lo es la técnica usada, el grabado de gran calidad. Los temas esotéricos y circenses con toques de la antigua Grecia y Roma lo hacen un estilo particular pero tan armónico que uno de sus principales medios de expresión fueron los muebles, magníficos biombos, bancas, mesas, armarios, infinidad de piezas de fuertes y sólidos colores. Fuertes imágenes de gran impacto actuales y versátiles, a pesar de haber sido realizadas hace más o menos 70 años pueden ser comercializadas en esta epoca en cualquier “souvenir” o en un mueble de colección.

Biombo Rojo
Biombo
Foto Nydia Cuevas
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Foto Nydia Cuevas
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Charola con pez globo
Foto Nydia Cuevas

Toda la exposición era como un reflejo de lo mismo en distintos espejos, como si fueran las mismas piezas vistas desde distintos ángulos. En cierto modo es así, mismas imágenes distintas aplicaciones. Ahí mismo hay una cortina que recuerda los viejos espectáculos de circo —casi como si detrás de la cortina estuviera la mujer barbuda— y encontramos una sala con bancas donde se proyecta un video que recalca creativamente en stop motion (o animazione a passo uno —en italiano) las principales obras del Fornasetti viendo el rostro una y otra vez de Lina Cavalieri con múltiples expresiones faciales en platos, paragüeros, charolas y en piezas inimaginables.

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La recomiendo ampliamente, incluso los niños se divierten, las “escenografías” los hacen sentirse en mundos raros… entre sueños. Y como en todo museo está la tiendita, estas tienditas que odio porque tienen tantas cosas que quiero y que no me compro porque son carísimas. Ahí hay un librote y uno menos grande con imágenes de grabados y fotos del material que pareciera repetirse al infinito, si no lo compran al menos se merece una hojeadita.

La Triennale está promoviendo un concurso de fotografía de la muestra, donde las 3 mejores fotos se llevarán 3 premios. El hashtag es: #LoveFornasetti

La creatividad no la inventó Adobe, pero como ayuda. Aquí algunas alternativas.

De la tinta china al tonner

Recuerdo aún como en los primeros semestres en la universidad (en los inicios de los lejanos años 90), la carga de trabajo escolar era muy pesada, entregas y entregas de láminas con figuras geométricas representando ritmo, armonía,  color, escalas de gris, el círculo cromático, el cubo de colores, abstracción, colores primarios, complementarios, bla, bla, bla, etc. usando múltiples técnicas casi medievales con tintas chinas, temperas o acrílicos, pinceles de todos tipos, tiralíneas (de equilibrio precario), estilógrafos con todos sus primos y hermanos, marcos de serigrafía, tintas irritantes, películas recortadas, fotosensibles y demás. Recuerdo las enteras familias tipográficas en pequeñas hojas de papel semi-encerado con letritas adhesivas tan frágiles que había que ser un experto para aplicarlas sin romperlas, estas hojitas, comúnmente llamadas “Mecanorma” —misma que era sólo la marca más común de estos productos— y que nos permitían armar maquetas que representaban lo más cercano a lo que en realidad debería salir al ser impreso y en los casos ya más avanzados —y con mayor conocimiento técnico— incluso la elaboración de originales mecánicos, separaciones de color en camisas de papel albanene o acetatos, con tinta china negra, lápices azules y rojos para marcar las líneas, pegamentos de montaje y cientos y cientos de horas de trabajo.

Por ahí del tercer semestre de la universidad mi vida cambió, conocí por primera vez y de cerca Freehand, Photoshop y PageMaker (de la desaparecida Aldus), seguramente las horas de trabajo no disminuyeron tanto, había pocos equipos y la capacidad de estos era insuficiente así como la lentísima red de la universidad combinada con las impresoras láser más lentas del mundo impedían que pudiese verdaderamente verlo como una ventaja, a veces dormíamos ahí para esperar una sola impresión, pero me gustaba la idea de poder realizar mis ideas en un modo distinto y con otras técnicas. Con los años tuve la oportunidad de comprar un equipo para mi casa y las cosas cambiaron completamente.

Desde entonces y hasta ahora no recuerdo mi vida sin una computadora en casa u oficina, mi primera computadora fue una Quadra 605 de Apple (antes Apple-Macintosh) y sus respectivos programas. Durante mi vida laboral he tenido también que usar PC y el no tan amado Corel Draw, esto me permitió conocer las ventajas y desventajas de ambas plataformas pero también la versatilidad de otros programas.

En los últimos años las alianzas, compras, ventas, uniones y desapariciones de empresas de software y con ellas sus respectivos productos, nos han llevado a la casi monopolización del software gráfico por parte Adobe y sus productos e independientemente de la alta calidad y su verdadera utilidad, un alto número de usuarios de los productos de esta marca consideran muy inferiores los programas y aplicaciones de otras marcas, es como si usar Adobe (y en algunos casos Adobe + Apple) fuera una especie de trampolín al buen diseño e incluso, considero yo, hasta un status symbol dentro del gremio de los comunicadores, diseñadores gráficos, etc.

La proliferación de clouds
Imagen tomada de www.sxc.hu

Alternativas a los programas Adobe a partir del nacimiento de la Creative Cloud

Este año en el mes de junio, Adobe ha decidido desaparecer completamente de sus productos la venta de licencias permanentes para pasar de lleno a la venta de “membresías”  y centrar el uso de todas sus aplicaciones a través de un cloud (Adobe Creative Cloud).  Suena bien y creo que tiene muchas ventajas, es genial no tener que estar al pendiente de las actualizaciones o tener que comprar toda la suite cuando solo se requiere un programa, al mismo tiempo Adobe se está protegiendo en manera sabia de la piratería (eso creo).

Más allá de las porras que le echemos, detrás de todo esto que aparentemente trae solo ventajas hay una marea de desventajas ya la realidad de una gran parte de los usuarios de Adobe no podrá seguir disfrutando de sus aplicaciones. A este respecto se han realizado “movilizaciones” virtuales y peticiones dirigidas a Adobe para “reconsiderar” su decisión, yo al menos encontré una en el sitio www.change.org y que recolecto 40,000 firmas, pero supongo que hay más movimientos del tipo. Honestamente creo que Adobe está en libertad de decidir que vende y como.

Del otro punto de vista creo que Adobe ha tomado una decisión estratégica importante, deshacerse de un cierto grupo de usuarios de bajo perfil económico, los estudiantes y de las empresas con bajo presupuesto. Muchos estudios gráficos, profesionistas independientes o incluso universidades que en muchas ocasiones se ven obligados a conservar una versión vieja de la suite por falta de presupuesto y de este modo seguir trabajando decorosamente hasta poder adquirir una nueva se encontrarán en aprietos. El ahorro en estos casos se hace poco a poco y no puntualmente mes con mes como ellos lo exigen; muchos diseñadores gráficos trabajan en proyectos por meses, a veces sin recibir más que un anticipo (a veces ni eso) y que recibirán el pago final meses después, dudo que Adobe los espere a que le paguen ¿Cierto?, que muchísimos usuarios no podrán, tarde o temprano, seguir actualizando las versiones a menos que actualicen su sistema operativo o bien su equipo por requerimientos técnicos del mismo software y hardware (como por ejemplo una memoria insuficiente). Reitero, creo Adobe ha descartado de su mercado a los profesionistas y empresas que no tienen un poder adquisitivo de un cierto nivel intencionalmente, dudo que sus grandes analistas expertos, asesores o consultores encargados de este cambio no hayan contemplado esta parte del mercado, lo saben y no les interesa.

Por lo anterior y asumiendo que Adobe no cederá ante la presión, creo que la solución para quien lo requiera son otras opciones, así que les presento potenciales alternativas para solucionar la eventual ausencia de las suites Adobe en algunos equipos. Claramente la calidad y la experiencia de los programas de las CS o CC es difícil encontrarla en otros programas, porque Adobe se ha enriquecido de las aplicaciones ya desarrolladas existentes que fue comprando, de los expertos que las crearon y les ha aplicado tiempo y experiencia para mejorarlas… así entonces las opciones son variadas, supongo que el uso de otros programas puede cooperar en el desarrollo de éstos ayudándoles a mejorar poco a poco para llenar los huecos que por ahora siguen abiertos.

Los dividiré en las siguientes categorías, edición y retoque fotográfico, diseño y formación editorial,  ilustración vectorial y bitmap, diseño web, programación y apps, en aplicaciones de pago, gratuitas-open source. Seguramente existen más, pero esto fue lo que encontré:

Edición y retoque fotográfico.

1. Paint Shop: ha sido, según recuerdo, el único competidor de Photoshop aunque nunca tuvo su reputación, lamentablemente solo funciona solo en Windows. Paint Shop contiene 2 versiones una Pro más sencilla y una Ultimate para los profesionales que contiene muchísimas características útiles para el retoque como efectos, filtros y alta calidad e imagen, etc. Corel también posee las versiones de membresía y cloud, pero conserva las opciones de licencias permanentes.

http://www.corel.com/corel/product/index.jsp?pid=prod5130100&cid=catalog20038&segid=10300014

2. Pixelmator: es un programa muy sencillo, tiene un costo muy bajo (aprox 30 USD) No tiene la capacidad de producir archivos en una altísima resolución pero no hay problema si se es un webdesigner, en caso de que se dediquen también a la impresión este programa no es para ustedes, porque no puede manejar fotos en (o convertir a) CMYK.

http://www.pixelmator.com

3. GIMP

Es un programa gratuito open source que se presenta como la competencia de Photoshop. Por obvias razones de tiempo no tuve tiempo ni de descargar ni de hacer pruebas así que no conozco a fondo sus características, pero por lo que muestran en sus especificaciones el programa es compatible con Windows, MacOs y Linux. Aparentemente tiene posibilidades de manejar distintas resoluciones, medios tonos y abrir múltiples formatos gráficos, desde archivos AI hasta un simple JPEG.

http://www.gimpshop.com/graphics/

Diseño y formación editorial.

1. QuarkXpress: Probablemente la única verdadera competencia del famoso InDesign, me atrevo a decir que éste le aprendió mucho al QuarkXpress ya que por sus características se hizo desde sus inicios hasta hoy el preferido de las artes gráficas y en muchas empresas editoriales, sólo en los últimos años InDesign se hizo más popular por su compatibilidad con las otras aplicaciones de Adobe, pero QuarkXpress ha sido siempre una gran alternativa de alta calidad para el diseño editorial.

http://www.quark.com/Products/QuarkXPress/#1

http://www.quark.com/en/

Ilustración vectorial y bitmap

1. Corel Draw: Compatible solo con Windows. Editor de gráficos vectoriales y algunas herramientas para la edición fotográfica.

http://www.corel.com/corel/product/index.jsp?pid=prod4260069

2. Painter: para Windows y Mac, posee una gran cantidad de pinceles, tintas y sustratos con los cuales crear ilustraciones, de gran realismo y calidad. Son compatibles a este programa las tabletas con pluma gráfica.

http://www.corel.com/corel/product/index.jsp?pid=prod5090087&cid=catalog20038&segid=10900020

3. Designer Pro X9: Para Windows únicamente. Permite la ilustración vectorial y se une a otras características haciendo de este programa un equipo completo para ilustrar, editar fotos, DTP e incluso algunas características para apoyar al web design. Es una solución que integra salida a imprenta y a web. Aparentemente podría substituir en modo decoroso Illustrator, existe la versión solo para sistema Windows.

http://www.xara.com/us/designer-pro/features/

4. Inkscape:  Es una aplicación open-source, es un editor de gráficos vectoriales con capacidades similares a Illustrator, Corel Draw o Xara (Designer Pro X9) usa los standards del W3C (World Wide Web Consortium) para el formato SVG (Scalable Vector Graphics), soporta muchas características avanzadas del SVG (markers, clones, alpha blending, etc) Permite editar la dirección de los nodos y se pueden ejecutar complejas órdenes de trazo, bitmaps y más. Al haber una gran comunidad ex-usuario de Illustrator y visto que la interfaz no es similar a éste, se ha desarrollado una especie de glosario para auxiliar a los usuarios de illustrartor al uso del Inkscape.

http://inkscape.org/index.php?lang=en

Diseño Web, programación y apps.

Un verdadero sustituto del dreamweaver creo que por ahora no existen, pero encontré algunas opciones; depende mucho de a qué se dedican y que tanto conocimiento de programación se tiene, puedes simplemente hacer uso de los editores de foto o ilustradores y programar todo en un simple editor de texto, de otro modo están las siguientes opciones:

1. Web Designer y WDPro

Funcionan únicamente en equipos con Windows, tiene un costo aprox entre 50 y 100 dólares respectivamente y permite crear páginas web de modo muy simple, el programa produce automáticamente las páginas de estilo CSS y en cierto modo sugieren no modificarlas porque venden como un plus el WYSIWYG (What You See Is What You Get). Si no le saben a la programación es para ustedes, si ya le saben y les gusta meterle la mano a la programada, es un poco limitado.

http://www.xara.com/us/products/webdesigner/

2. Expresssion Web

Es el programa de Microsoft para el diseño, la edición, el desarrollo y la publicación de sitios web, funciona solo en con sistemas operativos Windows y aparentemente la versión completa es gratis.

http://www.microsoft.com/en-us/download/details.aspx?id=36179

3.  Amaya

Es un programa open source avalado por W3C. Es un editor de código, se pueden crear hojas de estilo CSS y hace de enlace para subir archivos y muchísimas características específicas dedicadas más a un programador que a un diseñador web, pero si algo le sabes a la programación te puede ser útil. Funciona en Windows, Linux y MacOs (Snow Leopard 10.6.8, aún no se ven ajustes para los Mavericks OS)

http://www.w3.org/Amaya/Amaya.html

4.  Quark ofrece una aplicación útil para la conversión simple de archivos inDesign y Quark a html5 para tablets y smartphones.

http://www.appstudio.net/en/

5. También Quark propone la fácil edición y publicación de ciertos layouts de archivos Quark desde un tablet con el DesignPad (útil para la presentación al cliente)

http://www.quark.com/en/Products/DesignPad/

¿Conoces otros? Contáctanos e iremos ampliando la información.

Advertencia. No se hicieron pruebas, tests o se descargaron programas para conocer sus características, estas notas son solo indicativas, sugerencias y no conocemos a fondo el origen de los productores o dueños de las aplicaciones o los sitios que las promueven y promocionan. Este artículo está creado específicamente para informar y dar opciones y opiniones, no tiene ningún fin de lucro y no tiene vínculos de ningún tipo con las marcas o empresas que aquí se mencionan.